
"....Ricordo molto bene il '29. Ce l'avevamo fatta (io no, ma la maggior parte della gente si).Ricordo le facce inebetite e felici della gente che costruiva fortune di carta sulle azioni. "Oggi ho guadagnato diecimila dollari in dieci minuti. In totale questa settimana fanno ottantamila". Nella nostra piccola città i direttori di banca e gli stradini correvano ai telefoni a gettone a chiamare gli agenti. Erano tutti agenti di borsa, più o meno. Nella pausa pranzo, commesse e stenografe guardavano i listini di borsa masticando sandwich e calcolavano le fortune accumulate. Gli occhi avevano la stessa espressione che si vede ai tavoli della roulette. Ne avevo una visione nitida perchè ne stavo fuori, a scrivere libri che nessuno avrebbe comprato. Non avevo nemmeno il minimo necessario per dare inizio a una fortuna mia. Dalle vetrine vedevo le spese pazze, il caviale, e lo champagne, sentivo il profumo inebriante delle signore impellicciate che uscivano raggianti dal Teatro. Poi la gente smise di fare investimenti, e anche questo lo vidi con chiarezza, perchè alla Depressione mi esercitavo da tempo. Non fui travolto dal crollo. Ricordo che venivano intervistati e reintervistati i Big Boys, quelli che sapevano. Alcuni acquistarono spazi per rassicurare i milionari in rovina. "E' solo un ribasso fisiologico!" "Non temete: comprate, continuate a comprare!". Intanto i Big Boys vendevano, e il mercato implose. Poi venne il panico, e il panico si trasformò in shock apatico. Quando la borsa crollò, chiusero le fabbriche, le miniere, le acciaierie, e allora nessuno potè più comprarsi niente, nemmeno da mangiare. La gente se ne andava in giro con l'aria di chi è stato pestato. I giornali parlavano di uomini in rovina che si erano buttati dalla finestra. Una volta finiti sul marciapiede erano rovinati per davvero. Un amico aveva uno zio milionario ricchissimo. In poche settimane passò da sette milioni a due milioni, ma due milioni in contanti. Diceva che non sapeva come avrebbe fatto a mangiare, per colazione si concedeva solo un uovo sodo. Gli s'infossarono le guance e gli occhi si fecero febbricitanti. Finì per spararsi. Con due milioni di dollari pensava di morire di fame. Questi erano i valori! Poi la gente si ricordò del piccolo conto in banca, unica certezza in un mondo infido. Corse a ritirare i soldi. Ci furono lotte e rivolte e schiere di poliziotti. Alcune banche fallirono: le voci cominciavano a circolare. Poi, spaventata e furibonda, la gente le banche finì per assalirle, e le porte si chiusero per sempre..."
Dal libro "L'America e gli americani" di John Steinbeck, traduzione di Bruno Osimo, Alet edizioni, in libreria dal 24 settembre